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5 domande a... Diego Galdino

Con il post di oggi vorremmo inaugurare una nuova rubrica e speriamo che la apprezzerete quanto noi. Siamo difatti entusiaste di annunciarvi che porgeremo alcune domande ad autori famosi e che sappiamo piacervi molto. 

Si tratta di brevi interviste, costituite da massimo cinque domande, dove cercheremo di indagare alcuni aspetti di questi romanzieri che non sono troppo conosciuti. 

Insomma, faremo le ficcanaso per scoprire curiosità e chicche su nuovi progetti e modalità di lavoro dei nostri idoli letterari!

Siete pronti?


Il primo ad essersi unito a questa nostra nuova avventura è lo scrittore romano Diego Galdino, reso celebre dai suoi romantici libri ambientati nella città eterna… dei piccoli gioiellini, della nostrana letteratura rosa, tutti da scoprire.

La sua disponibilità ci lascia sempre stupefatte; inoltre, non stiamo più nella pelle per l'uscita del suo ultimo romanzo, prevista per il prossimo 8 maggio, L'ultimo caffé della sera, perciò non potevamo che dargli la priorità in questo progetto.




1.       Diego, vorremmo innanzitutto capire cosa spinge una persona che ama il suo lavoro, in questo caso quello di barista, a intraprendere altre strade parallele e altrettanto impegnative, come quella della scrittura: una passione messa da parte a lungo per necessità, la voglia di celebrità o qualcos'altro?

In realtà, come tutti gli scrittori di romanzi d’amore, o almeno credo, anch’io ho iniziato a scrivere per amore di una donna. Inizialmente ho deciso di scrivere una storia che, a differenza della mia, finisse bene… e poi non ho più smesso. Dopo anni di sacrifici, gavetta e attesa paziente, sei anni fa ho avuto un colpo di fortuna che mi ha permesso di prendere uno di quei treni che passano una sola volta nella vita. Ci sono salito sopra e lui mi ha portato in giro per Europa e Sudamerica.

2.       Quant'è difficile trasferire su carta le dinamiche del suo lavoro quotidiano di barista e quanto questa quotidianità l'aiuta a trovare l'ispirazione per i suoi libri?

Diciamo che io ho sempre scritto per fuggire dal mio contesto quotidiano, lasciando che siano i protagonisti dei miei romanzi a fare le cose che io non posso fare perché costretto a stare dietro al bancone di un bar per gran parte delle mie giornate. Anche se è inutile negare che i miei libri più attesi sono quelli ambientati nel mio bar trasferito con tutti i suoi clienti, per il tempo di un romanzo, nel rione Trastevere.      

3.       Quale messaggio vorrebbe arrivasse al suo pubblico leggendo il suo ultimo romanzo?

Che non bisogna perdere più nessuno: si resta tutti insieme… fino alla fine.                                                   

4.       L'ultimo caffè della sera è pensato come seguito dei suoi precedenti romanzi o sarà una storia tutta nuova? Ci sono aspetti dei suoi libri che sente di non aver ancora indagato abbastanza?

L’ultimo caffè della sera sarà il tanto atteso e richiestomi prosieguo de Il primo caffè del mattino. Io non sono mai stato amante dei seguiti, ma negli ultimi due anni sono successe delle cose al bar e nella mia vita che mi hanno convinto a celebrare il posto e le persone dove e con le quali ho trascorso gran parte della mia vita, il posto dove sono nato, dove sono cresciuto e dove ho amato.                    

5.       C'è un personaggio a cui è più legato degli altri per qualche motivo? Ci spiegherebbe il perché e da dove prende l'ispirazione per i suoi personaggi?

Sarebbe facile dire Massimo, il protagonista barista dei miei romanzi, ma il personaggio a cui sono legato è Clark Kent, il protagonista del mio secondo romanzo, Mi arrivi come da un sogno. Come l’ho definito, è un supereroe dei sentimenti. Perché i supereroi sono così, come l’amore, non arrivano né un attimo prima, né un attimo dopo, ma sempre al momento giusto.
L’ispirazione per i miei personaggi arriva dalle storie stesse. Quasi che fossero loro a raccontarle a me.

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